Rispondiamo a Striscia

Il mondo del cake design è in subbuglio da giovedì 29 Marzo, da quando cioè è andato in onda un servizio del telegiornale satirico più famoso in Italia, ovvero Striscia la Notizia. Proviamo a spiegarvi i fatti: ieri il sito di Striscia annunciava che nella puntata serale si sarebbe parlato dei prodotti per decorare torte. Detto, fatto. Fabio e Mingo, che hanno confezionato il pezzo giornalistico, davanti a due belle torte si chiedevano quali prodotti si usassero per le decorazioni. La domanda, naturalmente, era retorica.

Serviva a sottolineare il fatto che, secondo le loro fonti, la maggior parte dei prodotti usati per la decorazione in commercio in Italia proviene da Inghilterra, Stati Uniti e Germania e non reca alcuna etichetta in italiano.
Li chiamano prodotti "imprecisati", dal momento che non si conoscono le istruzioni d'uso, la composizione e le possibili controindicazioni.
A loro detta.
Durante il servizio si vede una ragazza che si reca in un negozio per comprare prodotti per decorare e che su questi prodotti non c'è alcuna data di scadenza, come invece prescrive la legge italiana. Il servizio continua mostrando altri prodotti "dubbi" e chiedendo se sia il caso di preferire una torta da cake design ad una torta tradizionale "della nonna". Loro finivano per scegliere quella "della nonna".
 
Dopo il servizio il caos e la polemica ha cominciato a fare il giro della rete. Un tam, tam di messaggi, di precisazioni, di rettifiche dell'altra parte della campana, ovvero dai cake designer e dalle aziende che producono e distribuiscono questi prodotti in Italia.

Anche qui, andiamo con ordine: è vero che alcuni prodotti che si possono acquistare hanno etichette in altre lingue, quasi sempre in inglese. E' vero anche, però, che questi stessi prodotti, se provengono da Paesi come l'Inghilterra e la Germania, rispondono alle stesse norme della Comunità Europea di cui anche il nostro Paese fa parte.
Ma, soprattutto, sarebbe il caso di ricordare (e Striscia la Notizia non l'ha fatto) che quando si parla di Cake Design si parla di decorazioni realizzate da pasticcerie.

E allora noi ci chiediamo perché quel servizio sembrava puntare il dito su una categoria (i cake designer, appunto) anziché su aziende che probabilmente mettono in commercio prodotti forse non conformi.
Ci si chiede perché finire il pezzo invocando la bontà di una torta tradizionale e di un auspicabile ritorno ad essa.
Ci si chiede perché puntare alla distinzione noi-loro, mentre negli ultimi mesi sarebbe bastato anche solo andare ad una qualsiasi fiera per capire che il mondo del cake design si sta facendo strada affiancandosi e non sostituendo i dolci tradizionali.
Ci si chiede forse perché non ci fosse nessun cake designer a dare la propria opinione su un argomento di cui i siti ed i canali specializzati invece parlano.

Ci si chiede, soprattutto, come mai si sia fatta una polemica a nostro avviso inutile sui coloranti e gli additivi presenti nei prodotti usati per la decorazione in stile cake design, quando sono esattamente gli stessi che si trovano in tanti altri prodotti che consumiamo ogni giorno. Anche noi di cakedesignitalia.it, infatti, abbiamo parlato ad esempio di coloranti e glitters, dando qualche informazione in merito, perché abbiamo tutta l'impressione che su certi argomenti bisognerà tornarci più di una volta. Come forse dovrebbe fare anche Striscia la Notizia.

Lasciamo in coda un commento della cake designer Ellie Sleek Cakes, che già in passato ci ha aiutato a sciogliere dei dubbi proprio sull'uso dei coloranti:

Chi e' un professionista del settore e' in possesso delle schede tecniche sia per certificare il sistema di haccp, sia schede di food contact.
Inoltre informo che i coloranti che per legge necessitano della dicitura sull'iperattivita' dei bambini (ADHD) sono 5, e sono usatissimi....controllate l'etichetta dei cornetti al bar, molti contengono E124, color giallo che colora marmellata albicocche.
Nelle etichette da me lette sino ad oggi non ho mai trovato la dicitura obbligatoria. Eppure ogni giorno quelle brioches se le mangian tutti... E' solo un piccolissimo esempio.
Ed allora chi e' a norma.... Il bar che non lo scrive (non permettendo al consumatore di decidere se mangiarla o meno) oppure la ditta di coloranti che lo scrive e fa decidere al consumatore se utiluzzare il prodotto o meno?   


Ultima modifica il Giovedì, 12 Marzo 2015 10:48

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